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Giardino Superiore
Appena entrati nel giardino, la prima cosa che viene naturale fare è raggiungere la balaustra per affacciarsi sulla terrazza e ammirare il panorama. Solo dopo ci accorgiamo che la piattaforma su cui ci troviamo è circondata dalle tre ali del palazzo, i sentieri di ghiaia scura delimitano i prati verdi, mentre le aiuole fiorite disposte in modo non simmetrico aggiungono colore al paesaggio. Un ruscello attraversa il prato e sfocia in una vasca di piante acquatiche creando un angolo di natura viva e suggestiva.
Questa fotografia di metà 800 ci restituisce un frammento di vita quotidiana nella serra di un tempo. La foto mostra un gruppo di signore nella Serra impegnate in lavori di cucito e dove si riconoscono le Marchese Marianna (1799 – 1870) che Marialuisa (1847 – 1927), trisnonna e bisnonna degli attuali proprietari.
All’epoca, il ficus repens che oggi tappezza la parete di sinistra cominciava appena a crescere, mentre in primo piano, una collezione di begonie è elegantemente disposta su un portavasi d’epoca, ancora oggi in uso, testimone silenzioso di oltre un secolo di storia.
I vialetti attraversano il giardino superiore, suddividendolo in diverse aree e permettendo di esplorarlo completamente; i prati, dalle forme irregolari, risaltano ancora di più grazie al contrasto tra il blu scuro della ghiaia ed il verde dell’erba. L’ aspetto attuale dei vialetti è il risultato di un intervento di restauro: intorno agli anni 60 alcune parti erano state inglobate nel prato e sono state successivamente riprogettate e ricostruite grazie ai fondi del PNRR. La ghiaia molto scura e a grana fine è da sempre una caratteristica dei giardini storici del biellese. Un tempo proveniva da una cava nella vicina località del Favaro, oggi non più attiva. Oggi per mantenere lo stesso aspetto originale, la ghiaia viene reperita nella zona di Bergamo
Il ruscello nella parte centrale del giardino, un tempo era alimentato da un sistema idraulico ormai disattivato, è tornato a scorrere grazie ai fondi del PNRR. Oltre a ripristinare il tratto originale, ne è stato realizzato uno nuovo che si estende fino alla storica vasca posta a 20 metri più avanti, in direzione della Torre.
Per molti anni la vasca del giardino è rimasta per molti anni nascosta dalla vegetazione circostante e priva d’acqua. In occasione dei recenti lavori è stata rimessa in funzione è stata riportata al suo antico splendore ed oggi ospita alcune varietà di fiori acquatici. Il bordo, realizzato in finta rocciacon la tecnica “a rocaille”, la stessa utilizzata per decorare alcune aiuole e la nicchia centrale del ninfeo.
Questa ortensia paniculata, è un arbusto longevo anche se di modeste dimensioni, ed è proprio la stessa che appare in fiore inella fotografia del 1908. La bambina è Raffaella, zia degli attuali proprietari: nata nel 1902, prese i voti nell’ordine delle Suore Francescane Missionarie di Maria e passò la maggior parte della sua vita in Brasile. Morì nel 1978 all’età di 75 anni.
Nel 1918 la famiglia Alberti La Marmora fu segnata da un grave lutto: Mario, nonno degli attuali proprietari, morì improvvisamente a soli 49 anni a causa dell’influenza spagnola. In quei giorni le lagerstroemie erano in piena fioritura e il figlio Guglielmo decise di piantare questi otto arbusti in sua memoria.
Questa fotografia scattata 62 anni fa, ritrae Giulia Benedetta, sorella dell’attuale proprietario, con alle spalle una pianta di nespolo. L’albero è nato spontaneamente, in un punto insolito vicino al muro, dove un giardiniere non la avrebbe la avrebbe mai piantata. Eppure, ha trovato il suo spazio e oggi cresce rigoglioso diventando una presenza importante nel giardino.
Sul lato più corto dell’aiuola crescono rose rosse piantate negli anni ‘50 da Guglielmo Alberti La Marmora negli anni 50, che si distinguono per la loro robustezza e la fioritura quasi continua durante tutto l’anno. Sul lato più lungo il figlio Francesco, nel 2018, ha aggiunto tre varietà di rose: al centro la Astronomia con semplici fiori rosa, sulla sinistra la Munstead wood più alta e dai fiori globulari color cremisi ed e lungo il bordo, verso il prato, la Innocentia con eleganti fiori bianchi.
Appena varcata la soglia del giardino, l’istinto è quello di avvicinarsi subito al lato aperto su Biella: sessanta metri scanditi da una balaustra dove si apre una terrazza protesa sul vuoto. Questa terrazza è la sommità del Ninfeo sottostante. Grazie ai fondi del PNRR l’intera balaustra è stata consolidata e restaurata, mentre il vecchio cemento ormai usurato è stato sostituito da una nuova pavimentazione in pietra.
“Alzò in Biella altissima Torre” così scrisse Pompeo Litta parlando di Sebastiano Ferrero che tra il 1500 e il 1520 fu “Generale delle finanze” per due re francesi a Milano. Percorsa l’ampia e luminosa scala e raggiunta la vetta, si capisce subito che la torre fu costruita per offrire un punto di osservazione privilegiato sul paesaggio. Ancora oggi questo elemento iconico domina lo skyline di Biella, svettando sul palazzo come nell’affresco della Sala dei Castelli dove i 36 feudi della famiglia Ferrero incorniciano la città.
L’altana, una torretta quadrangolare che si affaccia sui tetti, è collocata al centro del palazzo e costituisce la parte più alta della struttura più antica dell’edificio. Per raggiungerla, si accede dal cortile di ingresso del palazzo, si sale per tre piani una scala, con le ultime due rampe leggermente più strette. Una volta in cima si possono ammirare viste panoramiche su tutti e quattro i lati dell’orizzonte, incorniciati da 12 eleganti arcate. Per orientarsi, sono stati installati pannelli informativi che aiutano a riconoscere le vette e i luoghi circostanti.